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    Glossario T–Z

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    tattvas. V. elementi.

    Trinità. Quando lo Spirito manifesta la creazione, diviene la Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo; ovvero Sat, Tat e Aum. Il Padre (Sat) è Dio in quanto Creatore (la Coscienza Cosmica), che esiste al di là della creazione. Il Figlio (Tat) è l’onnipresente intelligenza di Dio immanente nella creazione (la Coscienza Cristica o Kutastha Chaitanya). Lo Spirito Santo (Aum) è il potere vibratorio di Dio che produce entità oggettive e diviene quindi la creazione.

    Molti cicli cosmici della creazione e della dissoluzione si sono succeduti nel corso dell’Eternità (v. yuga). Al momento della dissoluzione cosmica, la Trinità e le altre relatività della creazione si dissolvono nuovamente nello Spirito Assoluto.

    Uomo. Vocabolo italiano che traduce in senso più ampio il corrispettivo inglese ‘man’ del testo originale. La parola ‘man’ deriva dalla stessa radice sanscrita di manas, mente – la capacità esclusivamente umana del pensiero razionale. La scienza dello yoga tratta la coscienza umana dal punto di vista del Sé (atman) essenzialmente androgino. Poiché non vi è altra terminologia in inglese in grado di trasmettere queste verità psicologiche e spirituali senza eccessive contorsioni lessicali, l'uso del termine man (uomo) e derivati è stato mantenuto non nel senso strettamente distintivo del vocabolo man (uomo), che denota solo la metà maschile della razza umana, ma nel suo più ampio significato originale (di componente dell’umanità).

    Upanishad. Letteralmente la “parte finale dei Veda”; le Upanishad o Vedanta sono considerati l’essenza dei quattro Veda e formano la base dottrinale della religione induista.

    Veda. I quattro testi delle scritture induiste: Rig Veda, Sama Veda, Yajur Veda e Atharva Veda. Consistono essenzialmente di canti sacri, rituali e versi per infondere vitalità e spiritualità in ogni fase della vita e dell’attività umana. Tra tutti gli innumerevoli testi indiani, i Veda (dalla radice sanscrita vid, ‘sapere’) sono gli unici a non essere stati attribuiti ad alcun autore. Il Rig Veda attribuisce agli inni un’origine celeste e ci dice che, se pur modificati nella veste linguistica esteriore, sono giunti fino a noi dai ‘tempi antichi’. Rivelati da Dio ai rishi (‘veggenti’) di era in era, si ritiene che i quattro Veda siano dotati di nityatva, ovvero di assoluta, eterna validità.

    Vedanta. Letteralmente “parte finale dei Veda”; la filosofia che discende dalle Upanishad, ossia dall’ultima parte dei Veda. Shankara (VIII o inizio del IX secolo) è stato il più grande commentatore del Vedanta, in cui si asserisce che Dio è l’unica realtà e che la creazione è essenzialmente un’illusione. Poiché l’uomo è la sola creatura capace di concepire Dio, deve egli stesso essere divino, e quindi il suo dovere è quello di realizzare la propria vera natura.

    Vibrazione Cosmica Intelligente. V. Aum.

    vitatroni. V. prana.

    Yoga. Dal sanscrito yuj, ‘unione’. Il significato più alto della parola yoga nella filosofia induista è quello di unione dell’anima individuale con lo Spirito, raggiunta per mezzo di metodi scientifici di meditazione. Considerando l’intero panorama della filosofia induista, lo Yoga è uno dei sei sistemi canonici: Vedanta, Mimamsa, Sankhya, Vaisesika, Nyaya e Yoga. Vi sono inoltre vari metodi yoga: Hatha Yoga, Mantra Yoga, Laya Yoga, Karma Yoga, Jnana Yoga, Bhakti Yoga e Raja Yoga. Il Raja Yoga, lo yoga completo o ‘regale’, è il metodo insegnato dalla Self-Realization Fellowship, lo stesso che Bhagavan Krishna esalta nella Bhagavad Gita, parlando con il suo discepolo Arjuna: “Lo yogi è più grande degli asceti che disciplinano il corpo, più grande anche dei seguaci del sentiero della saggezza o di quello dell’azione; sii tu, o Arjuna, uno yogi!” (Bhagavad Gita VI,46). Il saggio Patanjali (v.), massimo esponente dello Yoga, ha tracciato otto passi specifici, compiendo i quali il Raja Yogi raggiunge il samadhi, ovvero l’unione con Dio. Essi sono: (1) yama, regole di condotta morale; (2) niyama, precetti religiosi; (3) asana, postura corretta per la meditazione; (4) pranayama, controllo della forza vitale; (5) pratyahara, interiorizzazione, ottenuta ritirando i sensi dagli oggetti esterni (6) dharana, concentrazione; (7) dhyana, meditazione; e (8) samadhi, unione con Dio.

    yogi. Chi pratica lo Yoga (v.). È uno yogi chiunque pratichi una tecnica scientifica per raggiungere la realizzazione divina. Può essere celibe o sposato, avere responsabilità nel mondo oppure essere consacrato alla vita religiosa.

    Yogoda Satsanga Society Of India. Il nome con cui in India è nota l’organizzazione di Paramahansa Yogananda. La Yogoda Satsanga Society fu fondata da Yogananda nel 1917. La sede principale, Yogoda Math, è situata sulle rive del Gange a Dakshineswar, vicino a Kolkata. La Yogoda Satsanga Society ha un math (monastero) anche a Ranchi, nel Jharkhand (una volta Bihar), e molti altri centri. Oltre ai vari centri Yogoda di meditazione sparsi in tutta l’India, vi sono più di venti istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, da quelle del primo ciclo a quelle universitarie. Yogoda, un termine coniato da Paramahansa Yogananda, deriva da yoga (‘unione, armonia, equilibrio’) e da (‘ciò che dispensa’). Satsanga è una parola composta da sat (‘verità’) e sanga (‘amicizia’). Per l’Occidente Sri Yogananda ha tradotto il nome indiano con ‘Self-Realization Fellowship’.

    yuga. Un ciclo o periodo della creazione, descritto negli antichi testi induisti. Sri Yukteswar (v.) descrive ne La scienza sacra un ciclo equinoziale di 24.000 anni e la posizione che vi occupa attualmente l’umanità. Questo ciclo si svolge all’interno del più lungo dei cicli universali degli antichi testi, come fu calcolato dai rishi delle ere passate e commentato nell’Autobiografia di uno Yogi, cap. 16.

     

     

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