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Storia di un classico spirituale

La stesura dell’Autobiografia era stata profetizzata molto tempo prima

Lahiri Mahasaya in meditation poseLa stesura dell’opera era stata profetizzata molto tempo prima. Una delle figure che svolsero un ruolo preminente nella rinascita dello yoga nei tempi moderni, Lahiri Mahasaya (1828-1895), venerato maestro del diciannovesimo secolo, aveva predetto: “Circa cinquant’anni dopo che me ne sarò andato, qualcuno scriverà la mia biografia, perché in Occidente nascerà un profondo interesse per lo yoga. Il messaggio dello yoga si diffonderà in tutto il mondo e contribuirà a stabilire la fratellanza tra gli uomini: un’unione che si fonda sulla percezione diretta dell’unico Padre”.

Molti anni più tardi un grande discepolo di Lahiri Mahasaya, Swami Sri Yukteswar, riferì questa profezia a Sri Yogananda. “Tu devi fare la tua parte”, affermò inoltre, “diffondendo quel messaggio e scrivendo la storia di quella santa vita”.

“Qualcuno scriverà la mia biografia, perché in Occidente nascerà un profondo interesse per lo yoga. Il messaggio dello yoga si diffonderà in tutto il mondo”.
Lahiri Mahasaya

Fu nel 1945, esattamente cinquant’anni dopo la morte di Lahiri Mahasaya, che Paramahansa Yogananda terminò la sua Autobiografia di uno Yogi, soddisfacendo pienamente entrambe le richieste del proprio guru: narrare per la prima volta, in inglese e con dovizia di particolari, la straordinaria vita di Lahiri Mahasaya e presentare a un pubblico mondiale l’antica scienza spirituale dell’India.




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Paramahansa Yogananda lavorò alla stesura dell’Autobiografia di uno Yogi per molti anni. Sri Daya Mata, una delle prime discepole, che fu molto vicina al maestro, ricorda:

“Quando nel 1931 giunsi a Mount Washington, Paramahansaji aveva già iniziato a lavorare all’Autobiografia. Una volta, mentre mi trovavo nel suo studio per svolgere alcuni lavori di segreteria, ebbi il privilegio di vedere uno dei primi capitoli scritti dal maestro: era quello sullo ‘Swami delle tigri’. Mi chiese di conservarlo, e mi spiegò che avrebbe fatto parte del libro che stava scrivendo. La maggior parte del libro fu scritta in seguito, tra il 1937 e il 1945”.

Swami Sri Yukteswar Dal giugno 1935 all’ottobre 1936 Sri Yogananda ritornò in India (facendo tappa in Europa e in Palestina) per incontrare un’ultima volta il suo guru, Swami Sri Yukteswar. In India raccolse molte informazioni sugli eventi che avrebbe menzionato nell’Autobiografia, come pure episodi della vita di alcuni dei santi e dei saggi che aveva conosciuto, narrati poi nel libro in modo memorabile. Scrisse più tardi: “Non avevo mai dimenticato la richiesta di Sri Yukteswar di scrivere la storia della vita di Lahiri Mahasaya. Durante il mio soggiorno in India coglievo ogni occasione per incontrare i discepoli diretti e i parenti dello yogavatar. Riportando le loro testimonianze in voluminosi appunti, verificavo fatti e date e raccoglievo fotografie, vecchie lettere, documenti”.

Appena tornato negli Stati Uniti alla fine del 1936, cominciò a trascorrere gran parte del tempo nell’eremitaggio di Encinitas (sulla costa meridionale della California), costruito per lui durante la sua assenza. Encinitas si rivelò un luogo ideale per concentrarsi e completare il libro che aveva iniziato anni prima.

“Questo libro cambierà la vita di milioni di persone. Sarà il mio messaggero, quando io non ci sarò più”.
Paramahansa Yogananda

“È ancora vivo nella mia memoria il ricordo dei giorni trascorsi in quel tranquillo eremitaggio sull’oceano”, racconta Daya Mata. “Paramahansaji aveva molti altri impegni e responsabilità, per cui non poteva lavorare tutti i giorni all’Autobiografia; ma di solito riservava al libro le ore serali e ogni momento libero disponibile. A partire dal 1939 o dal 1940, poté dedicare tutto il suo tempo al libro. E tutto il suo tempo significava dall’alba di ogni giorno fino all’alba del giorno dopo! Un piccolo gruppo di noi discepole, Tara Mata, mia sorella Ananda Mata, Sraddha Mata e io, lo assisteva nella stesura. Ogni parte, una volta dattiloscritta, veniva consegnata a Tara Mata, che ne curava la redazione.

PY image“Che preziosi ricordi! Mentre scriveva, Paramahansaji riviveva interiormente le sacre esperienze che narrava. Il divino intento che si prefiggeva era condividere la gioia e le rivelazioni ricevute in presenza dei santi e dei grandi maestri, e la sua personale realizzazione del Divino. Spesso si interrompeva per qualche tempo, con lo sguardo rivolto verso l’alto e il corpo immobile, assorto nel samadhi, lo stato di profonda comunione con Dio. L’intera stanza era pervasa da un’atmosfera straordinariamente potente d’amore divino. Per noi discepole, il solo essere presenti in tali occasioni significava sentirsi elevate a uno stato di coscienza superiore.

Finalmente, nel 1945, giunse il giorno trionfale della conclusione del libro. Paramahansaji scrisse le ultime parole: ‘Signore, Tu hai dato a questo monaco una grande famiglia’; poi posò la penna ed esclamò con gioia:

‘È fatto, è finito. Questo libro cambierà la vita di milioni di persone. Sarà il mio messaggero, quando io non ci sarò più’”.




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Il ruolo di Tara Mata nella pubblicazione del libro

Fu allora compito di Tara Mata trovare un editore. Paramahansa Yogananda l’aveva incontrata nel 1924 a San Francisco, mentre teneva una serie di conferenze e lezioni. Dotata di rara intuizione spirituale, Tara Mata venne a far parte del piccolo gruppo di discepoli più avanzati che circondava Paramahansaji. Egli la stimava moltissimo per le sue capacità redazionali, ed era solito dire che Tara Mata possedeva una delle menti più brillanti che avesse mai conosciuto. Apprezzava la sua vasta cultura e la sua capacità di comprendere la saggezza delle scritture dell’India; in un’occasione osservò: “Ad eccezione del mio grande guru Sri Yukteswar, non c’è nessuno con il quale abbia parlato con maggior piacere della filosofia indiana”.

Tara Mata portò il manoscritto a New York. Ma trovare un editore non era compito facile. Come si ha spesso modo di osservare, la vera statura di una grande opera può non essere inizialmente riconosciuta dalle menti più conformiste. Sebbene l’era atomica, che era appena iniziata, avesse già ampliato le capacità della coscienza collettiva umana, permettendo di comprendere sempre più la sottile unità tra materia, energia e pensiero, gli editori dell’epoca non erano ancora pronti ad accogliere capitoli come ‘Un palazzo si materializza sull’Himalaya’ e ‘Il santo dai due corpi’!

Per un anno, Tara Mata visse in un appartamentino arredato in modo molto spartano, senza riscaldamento né acqua calda, facendo il giro delle case editrici. Finalmente poté spedire un cablogramma che annunciava la riuscita dell’impresa. La Philosophical Library, una stimata casa editrice di New York, aveva accettato di pubblicare l’Autobiografia. “Non riesco neanche a dare un’idea di quanto Tara Mata abbia fatto per questo libro…”, dichiarò Sri Yogananda. “Se non fosse stato per lei, il libro non sarebbe mai uscito”.

Poco prima del Natale del 1946, le copie tanto attese giunsero a Mount Washington.

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Calorose manifestazioni di apprezzamento

Il libro fu accolto dai lettori e dalla stampa mondiale con calorose manifestazioni di apprezzamento. “Prima d’ora non è stato scritto, in inglese o in nessun’altra lingua europea, nulla di simile a questa presentazione dello Yoga”, affermò la Columbia University Press nella sua Review of Religions. Il quotidiano, The New York Times lo definì “un documento raro”. Il Newsweek dichiarò: “Il libro di Yogananda è un’autobiografia dell’anima anziché del corpo… È un’analisi affascinante di uno stile religioso di vita, commentato in modo chiaro e candidamente descritto nello stile esuberante dell’Oriente”.

Presto uscì una seconda edizione, poi una terza nel 1951. Oltre alle correzioni, agli aggiornamenti di parti del testo e all’eliminazione di alcuni brani in cui si descrivevano attività e programmi organizzativi non più attuali, Paramahansa Yogananda aggiunse un capitolo conclusivo, uno dei più lunghi del libro, che riguarda gli anni dal 1940 al 1951. In una nota a questo nuovo capitolo, l’autore dichiara: “Nel capitolo 49 della terza edizione di questo libro (1951), ho aggiunto molte nuove informazioni. In risposta alle richieste fatte da svariati lettori delle prime due edizioni, ho risposto qui a varie domande sull’India, lo yoga e la filosofia vedica”.

Tara Mata, advanced disciple of Paramahansa YoganandaUlteriori revisioni, sempre ad opera di Paramahansa Yogananda, furono incluse nella settima edizione (1956), come si legge in una Nota dell’Editore a questa edizione. Tutte le attuali edizioni della Self-Realization Fellowship rispettano le disposizioni di Yogananda per la stesura finale del testo.




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Un fascino costante e universale

“Per me è stato molto commovente ricevere le lettere di migliaia di lettori”, scrisse Sri Yogananda nell’edizione del 1951 in una nota dell’autore. “Le loro osservazioni, e il fatto che il libro sia stato tradotto in molte lingue, mi incoraggia a credere che l’Occidente abbia trovato in queste pagine una risposta affermativa alla domanda: ‘L’antica scienza dello yoga ha un posto significativo nella vita dell’uomo moderno?’”.

Con il passare degli anni, le ‘migliaia di lettori’ sono diventate milioni, e il fascino costante e universale dell’Autobiografia di uno Yogi si è fatto sempre più manifesto. Sessant’anni dopo la prima pubblicazione del libro, l’opera appare ancora tra i best-seller delle opere di metafisica e spiritualità. Un fenomeno raro! Disponibile in molte lingue, il libro è adottato dai college e dalle università di tutto il mondo, in corsi che spaziano dalla filosofia e dalla religione orientale alla letteratura inglese, alla psicologia, alla sociologia, all’antropologia, alla storia e persino alla direzione aziendale. Come predetto più di un secolo prima da Lahiri Mahasaya, il messaggio dello yoga e la sua antica tradizione della meditazione hanno davvero abbracciato il mondo intero.

L’Autobiografia di uno Yogi ha fatto entrare la spiritualità nella visione tradizionale della società

Paramahansa Yogananda with Mahatma Gandhi“Famoso soprattutto per la sua Autobiografia di uno Yogi, che ha ispirato innumerevoli milioni di persone nel mondo”, scrive la rivista di metafisica New Frontier (ottobre 1986), “Paramahansa Yogananda, come Gandhi, ha fatto entrare la spiritualità nella visione tradizionale della società. Si può a ragione dire che Yogananda abbia fatto più di chiunque altro per introdurre il termine ‘yoga’ nel nostro vocabolario”.

Il padre dello yoga in Occidente

Il dottor David Frawley, stimato studioso e direttore dell’American Institute of Vedic Studies, afferma nella rivista bimestrale Yoga International (ottobre/ novembre 1996): “Si può sostenere che Yogananda sia il padre dello yoga in Occidente, non del puro e semplice yoga fisico, che è oggi di moda, ma dello yoga spirituale, la scienza della realizzazione del Sé, che è il vero significato dello yoga”.

“…una Upanishad della nuova era…”

Il professor Ashutosh Das dell’Università di Calcutta sostiene: “L’Autobiografia di uno Yogi è considerata come una Upanishad della nuova era... Ha appagato la sete spirituale dei ricercatori della verità di tutto il mondo. Noi, in India, constatiamo incantati e stupiti la straordinaria popolarità di questo libro che parla dei santi e della filosofia indiana. Ci ha riempito di soddisfazione e di orgoglio vedere che il nettare immortale del Sanatana Dharma dell’India (le leggi eterne della verità) è custodito nell’aurea coppa dell’Autobiografia di uno Yogi”.

Anche nella ex Unione Sovietica il libro sembra aver suscitato una profonda impressione in quei pochi lettori che riuscirono a leggerlo durante il regime comunista. Justice V. R. Krishna Iyer, ex giudice della Corte Suprema dell’India, racconta che, in occasione di una sua visita a una città nei pressi di San Pietroburgo (l’allora Leningrado), chiese a un gruppo di professori “se avessero pensato a cosa accade quando l’uomo muore... Allora uno dei professori si ritirò tranquillamente e poi tornò con un libro: l’Autobiografia di uno Yogi. La cosa destò in me una certa sorpresa. In un Paese dominato dalla filosofia materialistica di Marx e Lenin, ecco il funzionario di un istituto governativo che mi mostrava il libro di Paramahansa Yogananda! ‘Vogliate comprendere che lo spirito dell’India non ci è estraneo’, mi disse. ‘Noi accogliamo come veritiero tutto quello che è riportato in questo libro’”.

Un libro che schiude le porte della mente e dello spirito

“Tra le migliaia di libri pubblicati ogni anno”, concludeva un articolo dell’India Journal (21 aprile 1995), “alcuni sono di intrattenimento, altri sono istruttivi, e altri ancora sono edificanti. Un lettore può considerarsi fortunato se trova un libro che assolva tutti e tre i compiti. L’Autobiografia di uno Yogi è qualcosa di eccezionale: è un libro che schiude le porte della mente e dello spirito”.

Una delle opere spirituali più autorevoli dei tempi moderni

“…celebrato come uno dei libri spirituali più piacevoli e illuminanti che sia mai stato scritto”.

Negli ultimi anni il libro è stato accolto da librai, critici e lettori come una delle opere spirituali più autorevoli dei tempi moderni. Nel 1999 una commissione di autori e studiosi nominata dalla Harper Collins ha selezionato l’Autobiografia di uno Yogi tra i “Cento migliori libri spirituali del secolo”; Tom Butler-Bowden ha scritto nel suo Fifty Spiritual Classics, pubblicato nel 2005, che l’Autobiografia era “legittimamente celebrata come uno dei libri spirituali più piacevoli e illuminanti che sia mai stato scritto”.

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Nel capitolo finale dell’Autobiografia troviamo la solenne assicurazione che hanno dato i santi e i saggi di tutte le religioni del mondo, dall’antichità fino ai nostri giorni:

“Dio è Amore; il suo progetto creativo può essere fondato solo sull’amore. Questo semplice pensiero non offre forse al cuore umano una consolazione maggiore di ogni ragionamento erudito? Tutti i santi che sono penetrati nel cuore della Realtà hanno dato testimonianza dell’esistenza di un divino disegno universale che è meraviglioso e pieno di gioia”.

Mentre l’Autobiografia di uno Yogi celebra il suo settantesimo anniversario, la nostra speranza è che tutti i lettori di quest’opera così feconda di ispirazione (coloro che ne fanno la conoscenza per la prima volta, come pure quei lettori per i quali è diventata da tempo un’amata compagna sul sentiero della vita) vedano le proprie anime aprirsi a una fede più profonda nella verità trascendente che si cela nel cuore degli apparenti misteri della vita.

 

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